Note Biobibliografiche
Ricercatore per il settore scientifico disciplinare M-FIL/05 denominato “Filosofia e Teoria dei Linguaggi” della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università degli Studi di Lecce, si occupa di semiotica del testo artistico e la sua ricerca verte attualmente sulle avanguardie russe con particolare riferimento a Kazimir Malevic. Si è laureato in lingua e letteratura russa con voti 110 e lode presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Bari il 13 aprile 2000 con una tesi in semiotica dal titolo Icona e raffigurazione. Bachtin, Malevic, Chagall - Prof.ssa S. Petrilli; Prof. F. S. Perillo (pubblicata per l’Edizioni Adriatica di Bari nel dicembre 2000). Ha conseguito il titolo di dottore di ricerca il 4 giugno 2004 in "Scienze letterarie, filologiche, linguistiche e glottodidattiche" (XVI ciclo), dopo averne seguito il corso triennale nell’Università di Lecce, con una tesi dal titolo La scrittura multiforme. La specificità del testo artistico nella ricerca teorica e pittorica di Kazimir Malevic - Prof.ssa A. Romanovic. |
Linguaggio verbale e testo artisticoL’attività didattica e di ricerca svolta in dipartimento si propone di offrire le basi di una semiotica del testo scritto, inteso sia come testo letterario sia come testo pittorico. Da questo punto di vista, l’obiettivo è quello di riflettere sul concetto di scrittura affrancandolo da quello di trascrizione. Il corso offre dunque gli elementi e le prospettive per la costruzione di un approccio critico alla problematica della lettura del testo mettendo a frutto il contributo della scienza dei segni. La ricerca si sofferma sulla specificità del testo artistico in rapporto al linguaggio ordinario verbale e non-verbale. Un contributo particolare in tale direzione è stato reso dalla riflessione di M.M. Bachtin. Benché Bachtin si sia occupato di problemi di estetica prevalentemente in ambito letterario, tuttavia le sue opere teoriche offrono preziosi spunti di riflessione e di sperimentazione anche nell’ambito delle arti visive in generale e della pittura in particolare. Tale verifica si risolve nella ricerca di una reale e più profonda dialogica tra la visione estetica bachtiniana e la ricerca pittorica. È questa la tesi di fondo proposta, tesi che cerca di dimostrare come la riflessione bachtiniana sulla letteratura e l’estetica delle arti visive siano strettamente connesse fra loro. In particolare si fa riferimento alla produzione pittorica degli artisti delle avanguardie russe come Kazimir Malevic (e l’opera emblematica del suo “suprematismo”, Quadrato nero) o come Marc Chagall, nonché un’icona russa del XII sec. (nota come Cristo Acheiropoieta), avvalendosi dell’intero apparato categoriale del pensiero di Bachtin. Per quanto diverse possano apparire tra loro, queste opere hanno tuttavia in comune il fatto di aderire in maniera sostanziale, omologica (prima ancora che formale, analogica) ad un unico linguaggio, quello delle icone popolari — a cui la stessa estetica bachtiniana risulta essere profondamente debitrice. Chiamando in causa questioni di ordine semiotico, si ricorre alla semiotica di Peirce, e in particolare alla sua definizione del segno iconico. |
Realtà e Raffigurazione nei Testi ArtisticiAttività di Ricerca svolta nell’a.a. 2004/2005Nella concezione moderna di “testo”, inteso come complesso segnico e scrittura, s’inserisce di diritto anche il testo artistico in generale e, in particolare, il testo pittorico, il testo teatrale, il testo letterario, cinematografico, quello fotografico ecc. In questa direzione siamo stati interessati a evidenziare come i testi artistici, per la loro eccedenza di visione, abbiano una capacità di raffigurazione rispetto ai testi ordinari della vita concreta, intendendo questi ultimi come quelli che compongono il quadro della rappresentazione, di una realtà, cosiddetta, “realistica”. I testi della raffiguarzione artistica sono capaci di disoccultare il segno iconico dall’ovvietà di un mondo idolatrico. Abbiamo dunque ritenuto opportuno iniziare la nostra ricerca in direzione di una semiotica del testo artistico come luogo privilegiato del segno iconico, un segno che differisce dalla routine quotidiana ma che, al tempo stesso, non rimane indifferente alla vita, anzi, ne propone un arricchimento dialogico.______________________________________ Testo, Tessuto, Trama, Tela, Scrittura. Scrittura Letteraria e Scrittura PittoricaAttività di Ricerca svolta nell’a.a. 2005/2006Per una filosofia della semiotica globale, la pittura e l’arte tutta non sfuggono al reticolo di segni che da un capo all’altro percorrono il mondo. Nella concezione moderna di “testo”, la pittura, come complesso segnico, è scrittura. La pittura è scrittura che si legge in modo combinatorio e non successivo. Lungi dalla pretesa di riferire l’oggetto, la pittura è scrittura non strumentale, è scrittura infunzionale, gioco insensato. Ciò che unisce il pittore al semiologo è lo studio del muoversi del segno nel campo della significanza, cercando di prevederlo in tutta la sua vastità ed estensione. La pittura, la scrittura dipinta non crea solo segni ma sa anche come combinarli, sviarli e farli slittare, sfuggirli dalla bruciante manifestazione delle identità, dal modo d’essere del mondo e tenderli verso la raffigurazione differita. Se la pittura è iconica, nel senso che la si può supporre, raffigurare – in quanto essa opera per somiglianza rispetto all’oggetto, richiama altre visioni, stimola per associazione di idee altre immagini –, è anche vero che è impossibile coglierla nella sua interezza, esprimerla e risolverla entro le partiture della lingua. Poiché complicate e antipatiche alla lingua, l’arte, la scrittura in generale e la pittura in particolare, risultano, a parte mere eccezioni, politicamente inservibili. Soprattutto la tela pittorica è il luogo privilegiato del segno iconico, segno vivo capace di inventiva e innovazione rispetto al morto segno idolatrico.______________________________________ I Testi Artistici nella Scrittura della Raffigurazione Attività di Ricerca svolta nell’a.a. 2006/2007 Rispetto alla lingua che concentra il proprio interesse sull’oggetto e che articola esclusivamente l’indagine sulla dicotomia segno-oggetto, pur di ottenere con antidoti e acidi corrosivi la messa a punto di mezzi semantici per meglio aggredire e fissare la realtà nell’equazione rappresentazionale – essenzialmente eliminatrice, e dunque, impoverente –, al contrario, nella scrittura dipinta, rendendosi testo inclassificabile, si è riscontrata la necessità di condurre la ricerca a un livello semiotico-semiosico capace, quest’ultimo, di comprendere meglio ciò che è altro dall’identico, ciò che differisce come segno “icona”. La scrittura dipinta – attività di ricerca, lavoro metapittorico e spostamento verso luoghi sintattici – si mostra come sistema segnico costituito da intrecci e motivi che gettano e tracciano, distesa sulla pagina, la raffigurazione iconica. In tale direzione, l’attraversamento semiotico di dipinti e disegni attesta la continuità di espressione tra pittura e scrittura. Nella concezione moderna di “testo”, inteso come complesso segnico e scrittura, s’inserisce di diritto anche il testo artistico in generale e, in particolare, il testo pittorico (da Klee a Duchamp, da Picasso a Magritte), il testo teatrale (Artaud e Carmelo Bene, su tutti), il testo letterario (L’Opera di Zola, Il Capolavoro sconosciuto di Balzac, Il ritratto di Gogol’, Il ritratto ovale di Poe), cinematografico (Deleuze, Ejzenstejn e Pasolini), quello fotografico (La follia del mirino e L’avventura di un fotografo di Calvino, Wenders e La camera chiara di Barthes) ecc, tutti in gran parte attraversati dalla riflessione filosofica dai grandi nomi (Foucault, Merleau-Ponty, Leiris, Derrida, Deleuze, ecc.). Pertanto siamo stati interessati a evidenziare come i testi artistici, per la loro eccedenza di visione, abbiano una capacità eccezionale di rendere la raffigurazione rispetto ai testi ordinari della vita concreta – intendendo questi ultimi come quelli che compongono il quadro della rappresentazione, di una realtà, cosiddetta, “realistica”. Dal momento che i testi della raffiguarzione artistica si rendono capaci di disoccultare il segno iconico dall’ovvietà di un mondo idolatrico, si è ritenuto opportuno iniziare la nostra ricerca in direzione di una semiotica del testo artistico come luogo privilegiato dell’“icona”: un segno che differisce sempre rispetto alla routine quotidiana ma che, al tempo stesso, non rimane indifferente alla vita, tutt’al più ne propone un arricchimento dialogico. |
Luciano Ponzio ricercatore semiotica Università degli Studi di Lecce unile
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