LO SGUARDO E L'ECLISSI

-EXTRA-GRAFIE DI LUCIANO PONZIO-

"Di una pittura non-rappresentazionale, dell'irrappresentabile, non si dà rappresentazione, ma può ben esserci esposizione, perché già inevitabilmente esposta, impossibilitata a sottrarsi, in un coinvolgimento di cui dà mostra nel suo tendere alla raffigurazione. La raffigurazione dà la possibilità all'artista di rendere un testo il cui tessuto non sia la registrazione della realtà (mera trascrizione). Solo così l'artista di questa tessitura avrà modo d'inoltrarsi verso la scrittura, una scrittura sdoppiata e demoltiplicata; una scrittura contro gli assalti dell'imbavagliamento, contro i dettati, i testi pre-scritti, le parole e le immagini imposte e impastate. La pittura si fa scrittura — eseguita orchestrando, nell'alternanza strumentale — tacere e ascolto, otografia e visione, de-scrittura e ri-scrittura. Con dissonanze incise e talvolta abbozzate conduce ben presto il supporto alla rovina, crea la raffigurazione, una specie di contro-immagine, di controidola, incessante e indefinita protesta contro le leggi della rappresentazione"

(da Luciano Ponzio, Contraidola)

Presentazione di

Fabiola Giancotti

Domenico D'Oria

Introdurrà

Franco Buono

Intervento musicale di

Pierpaolo Martino

 

14-23 gennaio 2005

inaugurazione venerdì 14 gennaio 2005, ore 18:00

 

"ARTOTECA" Vallisa

c/o Auditorio Vallisa - Via Vallisa, Borgo Antico, Bari

Lo Sguardo e l'Eclissi - Inaugurazione. Intervento musicale di P. Martino Lo Sguardo e l'Eclissi - Inaugurazione. Introduzione e presentazione di F. Buono e D. D'Oria

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:::Venerdì 21 - Sabato 22 Gennaio 2005, "Zip-BariSera", sez. Spettacoli, p. 33:::

Lo sguardo e l'eclissi

Extra-grafie di Ponzio

"Di una pittura non-rappresentazionale, dell'irrappresentabile, non si dà rappresentazione, ma può ben esserci esposizione, perché già inevitabilmente esposta, impossibilitata a sottrarsi, in un coinvolgimento di cui dà mostra nel suo tendere alla raffigurazione". Queste le parole di Luciano Ponzio nell'inedito Contraidola. "La raffigurazione dà la possibilità all'artista di rendere un testo il cui tessuto non sia la registrazione della realtà (mera trascrizione). Solo così l'artista di questa tessitura avrà modo di inoltrarsi verso la scrittura, una scrittura sdoppiata e demoltiplicata; una scrittura contro gli assalti dell'imbavagliamento, contro i dettati, i testi pre-scritti, le parole e le immagini imposte e impastate. La pittura si fa scrittura - eseguita orchestrando, nell'alternanza strumentale - tacere e ascolto, otografia e visione, de-scrittura e ri-scrittura. Con dissonanze incise e talvolta abbozzate conduce ben presto il supporto alla rovina, crea la raffigurazione, una specie di contro-immagine, di controidola, incessante e indefinita protesta contro le leggi della rappresentazione".

"Linguista e poeta, Luciano Ponzio, così come scrive Fabiola Giancotti, è anche disegnatore e grafico. Traduttore e lettore, ma anche artista e pittore. Un giovane che raccoglie interrogazioni, inquietudini, sensazioni, questioni, enigmi. E talvolta restituisce qualcosa nella varietà dei suoi scritti e delle sue opere. Un accenno. Uno sforzo. Un testo. E una domanda risponde con un'altra domanda. A quell'età nulla è ancora piano. Si sale per sentieri di montagna e si passeggia negli abissi, si odono colori, si dipingono rumori e non s'indossa nessuna uniforme. Luciano si chiede chi fossero e da dove venissero gli artisti, che cosa volessero o chiedessero, e, dopo aver scombussolato il mondo, che cosa poi rendessero e come restituissero ciò che avessero fatto proprio. E intanto Luciano cerca. E, invece di suggerire risposte a quelli che saranno, formula domande a quelli che erano e li ringrazia per non aver lasciato, tra la propria eredità, nessuna risposta. Di avere anzi contribuito a rendere invisibile l'oggetto, radicale lo squarcio, incommensurabile la differenza. E attuale l'eternità. Mentre il mondo si crea risposte e sistemi, più o meno algebrici e geometrici, più o meno complicati e fosforescenti. L'artista non crea. Inventa, fa, racconta quello che non è mai stato, che non è, che non sarà. Inventa, fa, racconta ciò che resta. Qui, gli strati. L'impossibile segno della differenza. Nessuna divisione della differenza o differenza della differenza. Nulla può appianare la superficie. Incolmabile la differenza. Superficie come pagina. La cui condizione è il colore. Invisibile. E pure intoccabile. Nessun fondo dell'opera e nessuna colorazione. Possiamo dire: nessuna significazione. Il segno non significa".

 

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